Intervista dell'Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma/Italia
Intervista dell'Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma/Italia con l'agenzia di stampa Italpress
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Intervista dell'Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma/Italia con l'agenzia di stampa Italpress
L’Italia ha trasferito il proprio personale diplomatico da Teheran a Baku e il Ministro degli Esteri, , l’ha convocata due volte nel giro di pochi giorni. Come valuta la decisione dell’Italia di mantenere aperti i canali di dialogo e allo stesso tempo ridurre la presenza fisica sul territorio iraniano? Teme che questa situazione possa arrecare un danno permanente alle relazioni bilaterali?
Comprendiamo la decisione del governo italiano di ridurre temporaneamente la presenza fisica del proprio personale diplomatico a Teheran nel contesto delle preoccupazioni di sicurezza e della situazione particolarmente sensibile nella regione. Si tratta di una scelta adottata dall’Italia dopo l’aggressione degli Stati Uniti e del regime israeliano contro la Repubblica Islamica dell’Iran e i bombardamenti che hanno colpito anche obiettivi civili, una decisione nella quale l’Iran non ha avuto alcun ruolo.
Allo stesso tempo, riteniamo positivo che Roma abbia mantenuto aperti i canali di comunicazione e di dialogo diplomatico. Nei momenti di crisi sono proprio questi strumenti a consentire di prevenire incomprensioni e a creare le condizioni per una gestione responsabile delle tensioni. Naturalmente, la riduzione della presenza fisica può comportare anche alcune difficoltà pratiche nel raggiungimento dei risultati auspicati.
Le relazioni tra la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Italia hanno una lunga tradizione di cooperazione e di rispetto reciproco. Auspichiamo che gli sviluppi contingenti e le tensioni regionali non producano effetti duraturi su questi rapporti. Siamo convinti che, attraverso il dialogo e un approccio fondato sulla diplomazia, sia possibile superare questa fase complessa e creare le condizioni per il ritorno a una cooperazione pienamente normale.
2 Lei ha più volte definito l’Italia un “ponte di dialogo” tra l’Iran e l’Europa. Ora che la situazione di emergenza legata al conflitto ha portato Roma a convocarla formalmente, ritiene ancora che l’Italia possa svolgere un ruolo diplomatico efficace oppure la posizione comune europea ha ormai ridotto gli spazi di mediazione?
Come ho già avuto modo di sottolineare in diverse occasioni, sia in dichiarazioni pubbliche sia in incontri ufficiali, l’Italia occupa una posizione significativa nella politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran nei confronti dell’Europa. I legami storici e tradizionalmente amichevoli tra i due Paesi, nonostante alcune divergenze politiche, insieme ai rapporti economici tra le imprese iraniane e italiane, rappresentano elementi importanti di questa relazione.
Per questo motivo abbiamo sempre ritenuto che l’Italia possa svolgere un ruolo di ponte nel dialogo tra l’Iran e l’Europa.
È naturale che nei momenti di crisi i Paesi europei cerchino di coordinare le proprie posizioni. Tuttavia ciò non significa necessariamente che vengano meno tutte le possibilità di iniziative diplomatiche o di mediazione. La premessa per un simile ruolo è un approccio equilibrato, realistico e accettabile per tutte le parti coinvolte.
Va inoltre ricordato che l’integrità territoriale e la sovranità nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran sono state oggetto di aggressione, e un simile atto, secondo i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, dovrebbe essere chiaramente condannato.
- In una recente intervista ha affermato che chiunque sostenga gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dovrà affrontare una risposta “proporzionata e decisa”. Considerando che l’Italia ospita basi militari statunitensi sul proprio territorio, questo Paese può essere considerato un possibile obiettivo oppure il suo messaggio è rivolto esclusivamente ai governi direttamente coinvolti nelle operazioni militari?
La nostra posizione è molto chiara: la Repubblica Islamica dell’Iran non è interessata ad ampliare il conflitto. Tuttavia, allo stesso tempo, considera pienamente legittimo il proprio diritto alla difesa contro qualsiasi aggressione o atto ostile, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
Le dichiarazioni rilasciate in questo contesto si inseriscono nel quadro del principio universalmente riconosciuto della legittima difesa. Il messaggio è rivolto principalmente a coloro che partecipano direttamente ad azioni militari contro l’Iran o che svolgono un ruolo attivo in tali operazioni.
Attribuiamo grande valore alle relazioni con l’Italia e auspichiamo che tutte le parti agiscano con responsabilità e moderazione, evitando azioni che possano alimentare un’ulteriore escalation delle tensioni. È nell’interesse di tutti preservare la stabilità regionale e internazionale. Naturalmente, qualsiasi partecipazione a un’aggressione contro l’Iran comporterebbe una risposta adeguata.
- Lei ha dichiarato che “esiste sempre uno spiraglio per la diplomazia”, ma che “le armi devono tacere”. Quali sono oggi le condizioni minime affinché l’Iran possa tornare al tavolo dei negoziati e discutere nuovamente dell’accordo nucleare? Quali garanzie richiede alla comunità internazionale?
La posizione della Repubblica Islamica dell’Iran è sempre stata chiara: la diplomazia rappresenta il modo più efficace e duraturo per risolvere le controversie internazionali. Questo orientamento non è rimasto soltanto a livello teorico; lo abbiamo dimostrato concretamente entrando due volte nei negoziati con gli Stati Uniti in uno spirito di buona fede.
Tuttavia, dal nostro punto di vista, in entrambe le occasioni la diplomazia è stata compromessa dalle azioni della controparte. Gli attacchi avvenuti mentre erano in corso negoziati seri rappresentano un elemento che inevitabilmente mette in discussione la fiducia necessaria per qualsiasi processo diplomatico.
L’Iran ritiene che la controparte negoziale non abbia rispettato i principi fondamentali del diritto internazionale né il quadro delle regole internazionali, ricorrendo invece a politiche di pressione, minacce e infine all’azione militare.
La Repubblica Islamica dell’Iran ha dimostrato, sia durante la guerra di dodici giorni dello scorso giugno sia nell’attuale aggressione, di essere pronta a difendere i propri diritti e di non arretrare di fronte a minacce o attacchi.
In queste condizioni parlare di negoziati è estremamente difficile. I presupposti minimi per riaprire un processo diplomatico dovrebbero includere la cessazione delle aggressioni, il risarcimento dei danni causati e l’assunzione di impegni chiari, accompagnati da garanzie concrete, affinché simili atti non si ripetano in futuro.