19 April 2026
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INTERVISTA A INSIDER

Come valuta l’ Iran l’ esito di questa guerra? I risultati auspicati sono stati raggiunti?

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INTERVISTA A INSIDER

 

  1. Come valuta l’ Iran l’ esito di questa guerra? I risultati auspicati sono stati raggiunti?

Prima di qualsiasi valutazione sui risultati di questa guerra, è necessario prestare attenzione alla sua origine e alle modalità con cui è iniziata. La Repubblica Islamica dell’Iran non è stata l’iniziatrice del conflitto, ma ha agito nel quadro del diritto intrinseco alla legittima difesa per proteggere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale di fronte a un’aggressione illegale e illegittima da parte degli Stati Uniti e del regime sionista.

L’Iran, facendo affidamento su un solido sostegno popolare e sulle capacità delle proprie forze armate, è riuscito a contenere e respingere questa aggressione. Sebbene la guerra abbia imposto costi significativi alla popolazione e alle infrastrutture del Paese, il principale risultato è stato il rafforzamento della volontà nazionale di fronte alle pressioni esterne. La Repubblica Islamica dell’Iran non solo non si è arresa, ma è riuscita a costringere la controparte a rivedere i propri calcoli e a tornare alla via della diplomazia. Da questo punto di vista, si può affermare che gli obiettivi fondamentali dell’Iran — ovvero la salvaguardia dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della dignità nazionale — sono stati raggiunti.

  1. Quali sono ora le priorità internazionali dell’Iran?

La priorità fondamentale della Repubblica Islamica dell’Iran sulla scena internazionale è la salvaguardia della pace e il rafforzamento della stabilità, in particolare nel contesto regionale e nei Paesi limitrofi. Accanto a questo approccio, il perseguimento degli interessi nazionali, lo sviluppo di cooperazioni economiche e politiche equilibrate e la difesa decisa della sovranità e dell’integrità territoriale contro qualsiasi minaccia rappresentano pilastri costanti della politica estera iraniana.

Pur restando fedele ai propri principi, l’Iran accoglie con favore l’interazione costruttiva, il multilateralismo e l’utilizzo delle capacità diplomatiche per risolvere le controversie.

  1. Ci sono lezioni apprese da questa esperienza di guerra con gli Stati Uniti e Israele?

Una delle lezioni più importanti di questa esperienza è la necessità di riconsiderare il livello di fiducia verso alcuni attori internazionali. Gli Stati Uniti hanno avviato una seconda offensiva proprio mentre i negoziati a Ginevra erano vicini a risultati concreti. Questo atto ha trasmesso un chiaro messaggio sulla fragilità degli impegni e sulla necessità di prudenza nelle relazioni diplomatiche.

Secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri dell’Oman, esisteva la possibilità di raggiungere un accordo, ma la preferenza per la via militare rispetto alla diplomazia ha gravemente indebolito la fiducia esistente. In tali condizioni, la Repubblica Islamica dell’Iran, pur mantenendo un approccio attivo e serio nei negoziati e accogliendo soluzioni pacifiche, continuerà anche a rafforzare costantemente le proprie capacità di deterrenza e la propria preparazione difensiva come necessità inevitabile.

 

  1. Perché i Paesi del GCC sono stati costantemente sotto attacco in una guerra di cui non facevano parte?

A questo proposito, è necessario innanzitutto distinguere chiaramente tra gli obiettivi delle operazioni. Le azioni militari della Repubblica Islamica dell’Iran erano dirette contro le basi e le risorse degli Stati Uniti nella regione, non contro i Paesi del Golfo. Queste basi sono state il punto di partenza degli attacchi contro l’Iran — in particolare l’attacco a una scuola femminile a Minab e alle infrastrutture — e, naturalmente, sono state colpite nell’ambito del diritto alla legittima difesa.

In base all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, l’Iran si considera legittimato a difendersi contro aggressioni e atti ostili. Allo stesso tempo, prima dell’inizio delle ostilità, la Repubblica Islamica dell’Iran aveva avvertito i Paesi della regione, attraverso canali diplomatici e comunicazioni dirette, di non consentire l’utilizzo del proprio territorio per azioni militari contro l’Iran. Questo approccio dimostra la volontà dell’Iran di evitare l’espansione della crisi e di preservare la stabilità regionale.

  1. Guardando ai prossimi cinque anni, come apparirà la regione del Golfo e quale sarà il ruolo dell’Iran?

Prevedere la situazione futura è difficile per varie ragioni, tra cui le crisi imprevedibili. Tuttavia, è certo che la regione del Golfo Persico rappresenta una priorità nella politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran. Va inoltre considerato che l’Iran è il principale attore della regione del Golfo, controllandone completamente la parte settentrionale.

Alla luce di questa posizione geografica e della centralità della regione nella politica estera iraniana, è naturale che il ruolo della Repubblica Islamica dell’Iran nel futuro del Golfo Persico sarà importante, vitale e strategico.

  1. Il Presidente Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane, ma i dettagli di un accordo di pace più duraturo devono ancora essere definiti. L’Italia può avere un ruolo nella diplomazia dietro le quinte per raggiungere un accordo?

Abbiamo sempre accolto con favore il ruolo costruttivo di tutti i Paesi nella risoluzione delle controversie; tuttavia, gli sviluppi degli ultimi mesi hanno dimostrato che i Paesi vicini e gli attori regionali, grazie alle loro posizioni positive e costruttive, svolgono un ruolo più significativo nel favorire il ritorno a soluzioni pacifiche e la ripresa dei negoziati.

L’azione costruttiva dell’Oman e di altri Paesi della regione per la ripresa dei negoziati nucleari prima della recente aggressione, così come il ruolo svolto in buona fede dal Pakistan insieme ad altri Paesi della regione nel facilitare la fine della guerra, ne sono prova.

Allo stesso tempo, Paesi come l’Italia possono contribuire efficacemente alla riduzione delle tensioni adottando posizioni equilibrate e incoraggiando i propri alleati — in particolare gli Stati Uniti — a rispettare i principi del diritto internazionale, evitare approcci conflittuali e non ripetere comportamenti bellicosi.

 

  1. L’Italia accoglierebbe un ruolo di mediazione nei negoziati sul nucleare iraniano?

La Repubblica Islamica dell’Iran, nei negoziati dello scorso anno, ha accolto con favore il ruolo dell’Italia e ha espresso il proprio consenso alla sua ospitalità. Nel quinto round a Roma, ci eravamo avvicinati a punti comuni per raggiungere un accordo, ma dopo tali colloqui gli Stati Uniti e il regime sionista hanno attaccato l’Iran, tradendo la diplomazia.

Pertanto, ci si aspetta dall’Italia che incoraggi i propri alleati a rispettare la via diplomatica. I prossimi negoziati, se il cessate il fuoco sarà rispettato, dovrebbero svolgersi a Islamabad grazie agli sforzi del Pakistan. È fondamentale evitare una diplomazia unilaterale e considerare gli interessi di tutte le parti.

  1. L’Iran sosterrebbe un ruolo della Marina italiana nella sicurezza dello Stretto sotto mandato ONU?

È necessario considerare le radici dell’insicurezza nel Golfo Persico. Prima delle recenti aggressioni, la sicurezza marittima era garantita anche grazie al ruolo attivo dell’Iran. Lo Stretto di Hormuz non è mai stato completamente chiuso e il transito è rimasto possibile con coordinamento.

La posizione dell’Iran resta contraria a interventi esterni negli assetti di sicurezza regionali. Tuttavia, dopo il cessate il fuoco, per due settimane sarà possibile il passaggio sicuro nello Stretto con il coordinamento delle forze iraniane.

  1. Come evolveranno le relazioni tra Teheran e Roma?

L’Italia è uno dei principali partner europei dell’Iran e le relazioni tra i due Paesi hanno una base storica positiva e complementarità economica. Nonostante alcune divergenze, l’approccio equilibrato dell’Italia ha contribuito a mantenere i rapporti.

L’Iran resta interessato a sviluppare ulteriormente queste relazioni, a condizione di un rispetto reciproco degli interessi e dell’adozione di posizioni che non compromettano la cooperazione.

 

  1. L’Iran garantirà la sicurezza dei peacekeeper italiani in Libano?

È importante evitare interpretazioni distorte: le principali minacce alle forze di peacekeeping derivano, secondo le valutazioni iraniane, dalle azioni del regime sionista.

L’Iran sostiene la stabilità del Libano ed è pronto a svolgere un ruolo positivo. Tuttavia, la sicurezza delle forze internazionali richiede un’analisi realistica delle minacce. I Paesi europei dovrebbero concentrarsi sulle cause principali dell’insicurezza e aumentare la pressione su Israele per fermare gli attacchi e le azioni destabilizzanti.

 

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