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Intervista dell’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma con Vision TV
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Intervista dell’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma con Vision TV
- Qual è attualmente la situazione in Iran? Si percepisce il rischio di una possibile ripresa delle ostilità?
Attualmente ci troviamo in una fase di cessate il fuoco e proseguono anche gli sforzi diplomatici del Pakistan per mantenere aperta la strada del dialogo. La Repubblica Islamica dell’Iran guarda con favore alle iniziative condotte in buona fede da Islamabad. Tuttavia, alla luce delle precedenti esperienze — dal tradimento della diplomazia da parte degli Stati Uniti ai due episodi di aggressione militare contro l’Iran avvenuti nel pieno dei negoziati, fino alle ripetute violazioni del cessate il fuoco attraverso azioni ostili come l’assedio — non possiamo escludere il rischio di una nuova aggressione militare. Per questo motivo, le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran restano in stato di piena allerta e pronte a difendere il Paese da qualsiasi forma di aggressione.
Perché gli americani hanno bombardato due volte, proprio nel mezzo di negoziati che apparentemente sembravano positivi? Si tratta di una tattica precisa o semplicemente di un’azione improvvisata?
L’aspetto evidente in questa vicenda è il tradimento della diplomazia da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e il regime sionista, aggredendo un Paese sovrano, hanno dimostrato ancora una volta non solo di non rispettare i principi e le norme riconosciute del diritto internazionale, ma anche di non attribuire alcun valore alla diplomazia, contrariamente alle dichiarazioni dei funzionari americani; infatti, nonostante i progressi ottenuti nei negoziati, hanno attaccato l’Iran. Questo emerge chiaramente anche nel rapporto del ministro degli Esteri dell’Oman, mediatore dei colloqui di Ginevra svoltisi prima della recente guerra. Grazie alla sua conoscenza approfondita dell’andamento dei negoziati, egli aveva valutato che un accordo fosse imminente, ma gli Stati Uniti hanno ancora una volta bombardato la diplomazia e il tavolo delle trattative.
Sono state avanzate molte interpretazioni sulle cause di questo comportamento degli Stati Uniti; una di queste riguarda la priorità della politica “Israele prima di tutto” nella politica estera dell’attuale amministrazione americana. Infatti, il regime sionista ha sempre esercitato pressioni politiche sui governi statunitensi affinché attaccassero l’Iran, e con l’attuale amministrazione americana è riuscito nel suo intento.
- L’Iran dispone ancora oggi di una capacità militare sufficiente per affrontare un’eventuale ripresa del conflitto?
La resistenza delle forze armate e del popolo iraniano nella recente guerra di 40 giorni, successiva alla guerra di 12 giorni dello scorso anno, ha dimostrato la capacità difensiva della Repubblica Islamica dell’Iran. Anche attualmente esiste una piena preparazione per respingere qualsiasi aggressione e imporre la sconfitta ai regimi aggressori. Le forze armate iraniane, facendo affidamento sul sostegno popolare e sulle capacità e conoscenze nazionali, hanno mantenuto e ricostruito la propria forza.
- I Paesi del Golfo che ospitano basi americane saranno ancora considerati da Teheran obiettivi legittimi?
Va ricordato che continuiamo a dare priorità a relazioni amichevoli con i Paesi vicini, e i nostri vicini del sud del Golfo Persico non sono stati obiettivo delle nostre operazioni difensive; piuttosto, gli obiettivi delle nostre operazioni sono state le basi e le installazioni americane presenti in quei Paesi. La ragione è che tali basi sono state utilizzate per aggredire e attaccare l’integrità territoriale e la sovranità nazionale dell’Iran. La maggior parte degli attacchi contro scuole, ospedali, strutture sportive e culturali ed edifici residenziali è partita dalle basi americane situate nei Paesi del sud del Golfo Persico. Noi, nel quadro del diritto alla legittima difesa previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, abbiamo condotto operazioni per neutralizzare le fonti degli attacchi contro il nostro Paese. È naturale che, qualora si ripetessero attacchi contro l’Iran provenienti da queste basi, noi avremmo il diritto intrinseco alla legittima difesa; tuttavia, tali operazioni sarebbero dirette contro le basi americane nella regione e non contro i vicini meridionali del Golfo Persico.
- È stato Netanyahu a spingere Trump ad attaccare l’Iran?
Secondo molti analisti, in particolare americani, e secondo diversi ambienti ufficiali e non ufficiali degli Stati Uniti — inclusi alcuni ex responsabili politici e della sicurezza, senatori e media americani — il ruolo di Netanyahu e del regime sionista nell’avvio di questa guerra è stato significativo. La priorità data a “Israele prima di tutto” al posto dello slogan “America First” nell’attuale amministrazione statunitense è una questione seria, che evidenzia il ruolo destabilizzante del regime sionista nel modo in cui questa guerra è iniziata.
- Russia e Cina vi sostengono concretamente oppure il loro sostegno si limita a dichiarazioni di principio?
Le relazioni della Repubblica Islamica dell’Iran con Russia e Cina sono strategiche e non si limitano alla fase attuale. Negli ultimi decenni questi due Paesi sono stati tra i principali partner e tra le priorità fondamentali della politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran, e tra le parti esistono collaborazioni ampie e diversificate. Un aspetto importante è il carattere multidimensionale della cooperazione con Russia e Cina. Abbiamo avuto collaborazioni significative con entrambi i Paesi nei settori politico, militare, della sicurezza ed economico, e nell’attuale fase questi legami si sono ulteriormente approfonditi.
Un altro elemento centrale, oltre alle relazioni bilaterali con Russia e Cina, è il legame della Repubblica Islamica dell’Iran con queste due grandi potenze nel quadro di organizzazioni regionali come l’Unione Eurasiatica, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e i BRICS, che hanno reso la cooperazione ancora più multilivello e profonda nel contesto attuale.
- Un Iran dotato di armi nucleari sarebbe più sicuro?
Contrariamente alla narrativa propagandistica diffusa negli ultimi decenni dal regime sionista e dagli Stati Uniti, l’acquisizione dell’arma nucleare non ha mai rappresentato una priorità per la Repubblica Islamica dell’Iran. L’Iran, infatti, non considera il possesso di armi nucleari una garanzia della propria sicurezza nazionale.
Le ragioni di questa posizione sono molteplici. Anzitutto, vi è la fatwa emessa dalla Guida della Rivoluzione Islamica, che ha dichiarato le armi nucleari proibite. In secondo luogo, tali armamenti non rientrano nella dottrina difensiva iraniana. La Repubblica Islamica fonda la propria sicurezza sulle capacità autonome delle sue forze armate e sul sostegno popolare di cui esse godono. Nel corso dell’ultima guerra, il ruolo decisivo della coesione nazionale e dell’appoggio della popolazione nel respingere e sconfiggere i due regimi aggressori è apparso evidente a tutti.
A ciò si aggiunge il fatto che le ripetute e senza precedenti ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica hanno confermato l’assenza di prove o indizi che indichino un programma iraniano finalizzato alla produzione di armi nucleari.
Va inoltre ricordato che queste accuse vengono promosse soprattutto dal regime sionista, che non solo non aderisce al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT), ma dispone esso stesso di arsenali nucleari. Nonostante ciò, la comunità internazionale e molte istituzioni internazionali continuano, purtroppo, a ignorare questa realtà.