INTERVISTA CON ANSA
INTERVISTA CON ANSA
.
INTERVISTA CON ANSA
31 MARZO 2026
- Signor Ambasciatore, negli ultimi giorni sono circolate notizie contrastanti sulla possibilità dell’esistenza di un canale negoziale tra Iran e Stati Uniti per perseguire una via diplomatica invece della guerra. Ritiene che attualmente esista una reale possibilità di seguire questo percorso?
L’aggressione brutale del regime israeliano e degli Stati Uniti, iniziata il 28 febbraio 2026, è avvenuta mentre era in corso un serio processo diplomatico volto a risolvere le presunte preoccupazioni sul programma nucleare iraniano. Se prima della guerra dei 12 giorni l’Iran nutriva dubbi sull’esito dei negoziati e sull’impegno degli Stati Uniti a rispettare gli accordi, dopo quella guerra tali dubbi si sono trasformati in una completa sfiducia nella reale volontà americana di negoziare in qualsiasi momento.
Gli Stati Uniti hanno avviato operazioni militari sia durante la guerra dei 12 giorni sia nell’aggressione più recente mentre i negoziati erano ancora in corso, e questa volta probabilmente cercano, sotto la copertura del negoziato, di preparare il terreno per un “terzo inganno”. La richiesta di negoziare mentre continuano aggressioni e dispiegamenti militari nella regione dimostra una chiara contraddizione tra parole e azioni da parte americana.
Nonostante ciò, vari attori hanno cercato fin dall’inizio del conflitto di ridurre le tensioni e fermare la macchina bellica israelo-americana proponendo diverse idee. Il problema principale resta che gli Stati Uniti e il regime sionista non rispettano i principi della diplomazia e del diritto internazionale.
- Alcuni rapporti non confermati parlano di un possibile piano in 15 punti che Washington avrebbe trasmesso a Teheran tramite il Pakistan. Questo quadro differisce in parte dalle cinque condizioni poste dall’Iran. Quali di questi punti sono completamente inaccettabili per l’Iran?
Le richieste e i diritti dell’Iran sono stati chiaramente presentati durante il secondo round di negoziati a Ginevra, pochi giorni prima dell’aggressione. Gli Stati Uniti quindi non hanno difficoltà a comprendere la posizione iraniana.
L’Iran mira a preservare i propri diritti legittimi secondo il diritto internazionale. Dopo l’aggressione, ha ribadito la necessità di porre immediatamente fine agli attacchi e agli omicidi nella regione, garantire la fine del ciclo negoziato–guerra–cessate il fuoco e chiarire il risarcimento per i danni di guerra.
Il problema principale è il comportamento contraddittorio e le richieste irragionevoli degli Stati Uniti, che alimentano la sfiducia. L’Iran ha sempre sostenuto la risoluzione pacifica delle controversie.
- Sul programma nucleare, tema molto sensibile, Teheran ha sempre negato di voler sviluppare armi nucleari. Esiste una via attraverso un accordo sull’uso pacifico dell’energia nucleare per risolvere la crisi e superare le sanzioni?
L’aggressione illegale di Israele e degli Stati Uniti — entrambi dotati di armi nucleari — contro l’Iran, che è membro del TNP, ha reso ancora più evidente quanto siano infondate le accuse contro Teheran.
L’Iran non ha mai cercato di dotarsi di armi nucleari, ma non rinuncerà mai ai propri diritti. L’accordo nucleare (JCPOA) aveva dimostrato il successo della diplomazia, ma è stato compromesso dall’uscita unilaterale degli Stati Uniti sotto Trump e dalla mancata attuazione degli impegni europei.
Anche nell’ultimo round negoziale prima dell’aggressione, l’Iran aveva presentato proposte generose per risolvere la crisi. La questione nucleare iraniana non ha mai avuto una soluzione militare, e qualsiasi approccio diverso è destinato a fallire.
- Lo Stretto di Hormuz è diventato un punto cruciale, soprattutto per le implicazioni sulla sicurezza energetica globale. Esiste spazio per una mediazione internazionale, ad esempio sotto l’egida dell’ONU?
Il diritto internazionale non può essere applicato in modo selettivo. Gli Stati Uniti hanno sostenuto il blocco di Gaza da parte di Israele, ma allo stesso tempo criticano l’Iran per le sue azioni nello Stretto di Hormuz.
L’insicurezza nel Golfo Persico deriva dall’aggressione militare americana e israeliana. Le misure iraniane sono conformi al diritto internazionale e mirano a difendere la sovranità nazionale.
Lo Stretto non è completamente chiuso, ma è chiuso ai nemici. In condizioni di guerra non vi è motivo di consentire il passaggio alle navi ostili. Allo stesso tempo, l’Iran gestisce il passaggio sicuro delle altre imbarcazioni.
Gli Stati Uniti dovrebbero spiegare come giustificano la loro presenza militare in un’area che prima era aperta.
- Dopo le perdite nella leadership iraniana, e con il nuovo leader Mojtaba Khamenei non ancora apparso pubblicamente, chi prende le decisioni nel Paese?
La struttura politica iraniana è chiaramente definita dalla Costituzione e non dipende da una singola persona. Nonostante la perdita della guida precedente, il sistema continua a funzionare secondo i meccanismi previsti dal sistema.
Il nuovo leader guida il Paese e coordina la guerra con le istituzioni, ma per ragioni di sicurezza non è ancora apparso pubblicamente.
Nonostante gli attacchi, tutte le funzioni dello Stato continuano normalmente. In Iran esiste un consenso totale tra autorità e popolazione sul concetto di resistenza e difesa legittima.
- Si è diffusa la voce che il leader iraniano sia stato ferito e si trovi all’estero per cure. È vero?
Si tratta di propaganda e disinformazione, tipica degli apparati mediatici israeliani. Il leader iraniano si trova nel Paese e sta svolgendo le proprie funzioni di comando nella situazione di guerra.
- Come reagisce la società civile alle sanzioni, ai bombardamenti e alle pressioni internazionali?
Uno degli errori principali dei nemici dell’Iran è non comprendere la sua società e civiltà millenaria.
Nonostante secoli di invasioni, l’Iran è rimasto saldo. Questa aggressione, come le precedenti, ha rafforzato l’unità nazionale.
L’Iran non cerca la guerra, ma è determinato a difendersi. Oggi il popolo è unito e sostiene con forza la difesa del Paese.
- Alcune dichiarazioni israeliane sulle capacità missilistiche iraniane, con possibili minacce all’Europa, hanno suscitato preoccupazione. Qual è la sua valutazione?
Le dichiarazioni israeliane si basano sulla disinformazione.
Secondo dati militari ufficiali, sono invece le capacità israeliane a rappresentare una minaccia per l’Europa. Israele possiede numerose testate nucleari e rappresenta un rischio reale per la sicurezza globale.
Esiste inoltre una seria preoccupazione che Stati Uniti e Israele possano cercare di espandere il conflitto coinvolgendo altri Paesi o attraverso operazioni sotto falsa bandiera.