19 April 2026
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INTERVISTA A STEFANO ZECCHINELLI PER L’ INTERFERENZA

INTERVISTA A STEFANO ZECCHINELLI PER L’ INTERFERENZA

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 NTERVISTA A STEFANO  ZECCHINELLI  PER

L’ INTERFERENZA

 

  1. Quali obiettivi geopolitici persegue la cosiddetta “coalizione Epstein” con l’attacco alla Repubblica Islamica dell’Iran?

La Repubblica Islamica dell’Iran, nella fase attuale, si trova esposta a un’azione che, dal punto di vista del diritto internazionale, rientra chiaramente nella categoria di “aggressione” secondo la Carta delle Nazioni Unite e costituisce una violazione del principio del divieto dell’uso della forza. Tale azione, compiuta da due potenze dotate di armi nucleari, non solo è priva di legittimità giuridica, ma presenta anche, sotto il profilo umano, elementi che nel diritto internazionale umanitario rientrano nelle categorie di “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.

Nascondersi dietro generiche etichette geopolitiche per giustificare un simile comportamento è, più che un’analisi, un tentativo di normalizzare la violenza strutturale. Le prove sul campo e i modelli di selezione degli obiettivi mostrano segnali concreti di un intento volto a provocare distruzioni diffuse e mirate contro infrastrutture vitali e civili iraniane; una questione che, nel linguaggio giuridico,  richiama il concetto di “intento specifico” nell’ambito della Convenzione sulla prevenzione del genocidio.

In questo contesto, ciò che sta accadendo non può essere ridotto a semplici dinamiche di competizione geopolitica; deve piuttosto essere interpretato come un segnale preoccupante di un ritorno a una situazione in cui la forza sostituisce il diritto.

  1. Ritiene che il genocidio compiuto dai sionisti israeliani contro i palestinesi a Gaza, legato all’ideologia dell’eccezionalismo razzista israeliano, sia connesso all’aggressione contro l’Iran?

Il silenzio mortale dei sedicenti difensori occidentali dei diritti umani di fronte al massacro brutale di oltre 80.000 civili indifesi a Gaza, perpetrato attraverso la macchina militare statunitense, ha fatto sì che questi criminali oggi continuino le stesse pratiche senza alcun timore. I sionisti, infatti, ritengono di poter commettere qualsiasi crimine restando comunque impuniti.

In realtà, questa guerra ingiusta e arbitraria condotta dal regime israeliano e dagli Stati Uniti contro il popolo iraniano è una diretta conseguenza del silenzio di fronte alle precedenti manifestazioni di illegalità e crimini nei territori palestinesi occupati, in Libano e altrove. Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno ripetutamente avvertito delle gravi violazioni dei diritti dei civili. L’indifferenza e il silenzio di fronte alle ingiustizie non porteranno mai sicurezza e pace, ma piuttosto maggiore insicurezza e violazioni ancora più estese dei diritti. L’Iran ha dimostrato che si opporrà fermamente a ogni forma di oppressione e aggressione contro gli esseri umani, senza eccezioni.

  1. Anni fa, il sociologo anti-imperialista James Petras pubblicò il libro “Stati Uniti: padroni o servitori del sionismo?”. Ritiene che Israele controlli gli Stati Uniti tramite le cosiddette lobby sioniste, oppure che Washington utilizzi Tel Aviv per perseguire le proprie ambizioni geopolitiche in Medio Oriente?

Il regime israeliano, come una sorta di “tumore”, è da decenni una fonte di instabilità in Medio Oriente. La storia contemporanea della regione può essere descritta come la storia delle aggressioni israeliane contro i Paesi circostanti. Questo regime, fin dalla sua nascita, ha attaccato quasi tutti i Paesi della regione.

È interessante notare che inizialmente Israele ha avviato conflitti con i Paesi arabi, per poi cercare di ridurre il conflitto arabo-israeliano a un conflitto con l’Iran, perseguendo i propri obiettivi attraverso iniziative come gli Accordi di Abramo. Negli anni, il sostegno incondizionato degli Stati Uniti alle aggressioni e ai crimini di guerra di questo regime è continuato. In altre parole, l’uso di armi statunitensi da parte dei sionisti per uccidere civili è diventato una strategia centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente.

  1. I “file Epstein” forniscono prove dell’influenza delle lobby israeliane sulla politica statunitense e rivelano anche il volto morale decadente della società occidentale. Qual è la sua opinione?

Il caso Jeffrey Epstein, al di là dei suoi aspetti criminali, indica a livello simbolico crisi più profonde nelle strutture di potere e nei valori morali delle società occidentali. Questo caso, insieme ad altri sviluppi, mette in luce il divario tra i valori dichiarati e la realtà pratica.

La recente aggressione contro l’Iran rappresenta solo la punta dell’iceberg di una realtà molto più ampia, che nasconde tragedie ben più gravi, tra cui la normalizzazione delle più gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, nonché la crescente audacia nel commettere atrocità in un clima di totale impunità. Il caso Epstein è solo la punta di questo iceberg.

È triste constatare che l’Occidente, un tempo erede di pensatori come Hannah Arendt, John Rawls ed Immanuel Kant, sia oggi associato a scandali come quello di Epstein.

  1. Quali sono le relazioni tra Iran e Repubblica Popolare Cinese, in particolare sul piano politico, economico e militare?

Negli ultimi anni, le relazioni tra Iran e Cina sono state elevate a un livello strategico e si sono sviluppate in vari ambiti, dall’economia all’energia fino alla cooperazione politica. Tali relazioni possono essere analizzate nel contesto della transizione del sistema internazionale verso un ordine multipolare, in cui le potenze non occidentali svolgono un ruolo crescente.

Abbiamo sempre avuto relazioni amichevoli e strategiche con la Cina, e queste stanno rapidamente rafforzandosi in tutti i settori. Eventi bellici come questi evidenziano ulteriormente l’importanza di tali relazioni. In un mondo dominato dalla “legge della giungla”, nessuno è al sicuro dall’aggressione. Se un tempo le potenze occidentali proponevano all’Oriente l’ideale kantiano di pace, oggi assistiamo all’applicazione di logiche machiavelliche. In un mondo multipolare in transizione, alleanze forti come quelle tra Iran, Russia e Cina possono contribuire alla stabilità e alla sicurezza globale.

  1. Come valuta il ruolo dei media in Italia e in Europa?

Nelle teorie democratiche, i media sono considerati il “quarto potere” e custodi della verità. Tuttavia, nella pratica, esiste un divario tra questo ideale e il funzionamento di alcuni media mainstream. Al contrario, i media indipendenti e il giornalismo investigativo possono ancora svolgere un ruolo fondamentale nel chiarire l’opinione pubblica.

In Paesi come l’Italia e altri Stati europei, questo momento potrebbe rappresentare un punto di svolta per ridefinire la responsabilità dei media: un ritorno a principi come imparzialità, accuratezza e impegno verso la verità. In definitiva, ciò che conta è mantenere una coscienza mediatica vigile di fronte alla sofferenza umana ed evitare la normalizzazione della violenza.

Gli iraniani, come popolo con una lunga storia e una ricca civiltà, hanno sempre dimostrato di desiderare pace e stabilità; tuttavia, in base ai principi riconosciuti del diritto internazionale, incluso il diritto alla legittima difesa, difenderanno se stessi contro qualsiasi aggressione—una difesa radicata nella loro storia, identità e volontà collettiva.

 

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